Etnopsicoanalisi

Le teorie primitive

Le teorie primitive
Scritto da Adriano Legacci

Le teorie primitive

Uno dei principali assunti dell’etnopsichiatria riguarda le teorie primitive, ossia quei sistemi di pensiero elaborati dalle culture extra-europei, a cui sono mancate le basi del pensiero razional-scientifico prettamente occidentale.

 

Le teorie primitive: cosa sono?

Secondo questo approccio queste non sono delle teorie semplicistiche e primitive da guardare e valutare paternalisticamente, come se fossero il risultato di un pensiero non strutturato che deve tendere all’evoluzione e la maturazione scientifica, bensì dei sistemi di pensiero dotati di una coerenza interna e capaci di fornire spiegazioni molto profonde sulla maggior parte dei dilemmi umani.

Molti dei principali lavori antropologici occidentali infatti cercavano di spiegare come idee tanto bizzarre potessero venir concepite, ma non si soffermavano quasi mai sugli “aspetti sostanziali” che queste teorie offrivano per spiegarsi l’esistenza dell’uomo e del Mondo.

“In altre parole, molti studiosi del comportamento si interessano alle teorie primitive, popolari, mitologiche, teologiche e metafisiche soltanto come “fenomeni culturali”, ma non come “scienze”-spesso intenzionali, e quasi sempre espresse in termini allegorici.” (Devereux, 1967, pag 219).

 

Le teorie primitive come sistemi scientifici

Le teorie primitive contengono quindi una sostanza di verità, e come tali possono essere considerate a modo loro dei sistemi scientifici; nel capitolo in questione vengono riportati numerosi esempi di come molte delle nostre scoperte scientifiche (ottenute solo dopo lunghe e laboriose ricerche) siano state anticipate molto tempo prima da qualche “gruppo sottosviluppato”:

“per quel che ne so, la scoperta che la Rauwolfia Serpentina è utile nella chemioterapia dei disturbi mentali non è stata direttamente ispirata dalla sua utilizzazione, per lo stesso scopo, nell’antica India…il numero di risultati delle moderne scienze biologiche e del comportamento che sono stati anticipati da un popolo primitivo, antico o esotico, è quasi infinito” (Devereux, 1967, pag 220).

 

Le teorie primitive e l’Edipo

Fra le più grandi scoperte primitive Devereux colloca anche l’Edipo stesso, il cui complesso ha assunto uno status scientifico solo con la rivoluzione freudiana del XX secolo, nonostante questa verità fosse già ampiamente conosciuta per esempio dalla cultura greca (e non solo, basti pensare all’estratto del Libro dei Morti tibetano, come già illustrato in un precedente articolo):

“Nell’Edipo Re di Sofocle (versi 981 e seguenti), Giocasta dice a Edipo che molti uomini sognano di far l’amore con la loro madre. Stendhal racconta nella sua Vie d’Henry Brulard che, da bambino, “aveva amato la propria madre nel modo più criminale possibile” e aveva odiato suo padre fino a meditarne l’assassinio….Perchè dunque la scoperta del complesso d’Edipo, come idea scientifica, ha dovuto attendere fino a quando i pazienti di Freud praticamente gli dissero che esisteva? La risposta è breve quanto deprimente: per molti secoli i pazienti hanno tentato di dire le stesse cose ai loro terapeuti…che però rifiutavano di ascoltare” (Devereux, 1967, pag. 223).

Sempre in queste pagine Devereux fa notare le profonde analogie, dimostrate da Lévi-Strauss, fra le pratiche degli sciamani Cuna (popolazione panamense e di altre parti dell’America Centrale) e quelle degli psicoanalisti, affermando che queste somiglianze non dovrebbero essere una condanna o una critica alla Psicoanalisi, bensì una sua grande convalida e contributo alla comprensione del processo terapeutico.

Il fatto che molte teorie primitive non siano frutto del pensiero scientifico non li rende scientificamente inutili, infatti pur non essendo formalmente corrette e conclusive esse possono fornirci degli stimoli e delle intuizioni molto importanti nella chiarificazione di nuovi problemi o in un nuovo inquadramento di quelli vecchi, la mancanza di obbiettività scientifica non implica automaticamente che tali pensieri siano falsi.

“Possiamo risparmiarci molti sforzi cercando nelle fantasie e nelle credenze non scientifiche le indicazioni per nuovi punti di vista sul comportamento, e nuovi modi di interpretare lo spirito umano, che produce tali fantasie…la formulazione di una simile teoria generale è stata finora impedita dalla miopia, culturalmente determinata, degli analisti del comportamento….La costruzione di questa teoria comprensiva è il compito più urgente della scienza del comportamento” (Devereux, 1967, pag 226-227)

 

BIBLIOGRAFIA

  • George Devereux, Dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento, 1967, Bibliotheca Biographica

Sull'Autore

Adriano Legacci

Titolare del Centro di Psicologia e Psicoterapia Dr. Legacci Padova.
Fondatore dell'Associazione Umaniversitas Academy , Corsi per Manager e Leader.
Cofondatore dell'Associazione Gli Argonauti, Psicoanalisi e Società.

Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave in qualità di psicoterapeuta.

Tiene corsi e seminari di crescita personale e professionale per manager e dirigenti d'azienda.

Lascia un commento