Relativismo culturale

La teoria dei ruoli complementari e il controtransfert provocato

Il controtransfert provocato e la teoria dei ruoli complementari
Scritto da Adriano Legacci

La teoria dei ruoli complementari e il controtransfert provocato

 

La teoria dei ruoli complementari. La metafora del letto di Procuste

Nella relazione terapeutica i soggetti quindi impongono insidiosamente all’osservatore delle reazioni specifiche, che poi l’analista del comportamento realizza inconsciamente seguendo la struttura della propria personalità. Nella sua opera Devereux utilizza ripetutamente la metafora del letto di Procuste, brigante della mitologia greca che sorvegliava un passo che da Eleusi portava ad Atene: ogni volta che passava un viandante egli lo stendeva in un letto, se le dimensioni del malcapitato corrispondevano a quelle del letto egli veniva liberato, se le sue gambe e braccia erano più lunghe o corte rispetto alle misure richieste, Procuste lo torturava, ne allungava o mozzava gli arti, fino a quando otteneva le sue misure.

 

La teoria dei ruoli complementari.

Tale metafora ci fa capire come sia l’osservatore che il soggetto cerchino di modellare l’altro in base alle proprie dimensioni, bisogni ed esigenze. Queste tendenze inconsce modellano la relazione terapeutica e creano dei ruoli complementari (H. Deutsch, 1926), che non sono sempre necessariamente negativi, ma possono anche veicolare insight (soprattutto nel caso dei nevrotici), a patto che il terapeuta ne faccia un uso consapevole. Tutti gli scambi sociali quindi vengono determinati dalle definizioni che ne fornisce la società, la quale stabilisce e trasmette ai suoi membri il tipo di interazioni reciproche adeguate al contesto in questione.

“Numerosi tipi di comportamento reciproco vengono sistematicamente inculcati, in modo da preparare l’individuo a interazioni standardizzate. È cosi che la maggior parte delle società umane insegnano agli uomini e alle donne non soltanto le forme complementari del comportamento intersessuale, ma, in generale, anche le tecniche tradizionali del coito, concepite come il complemento del comportamento prevedibile di qualunque individuo del sesso opposto” (Devereux, 1967, pag 397).

 

La teoria dei ruoli complementari. La relazione con le altre culture

L’inculturazione insegna all’individuo come trarre soddisfazione dagli atti reciproci e convenzionali, e come comportarsi in maniera conveniente anche di fronte agli imprevisti. Ognuno di noi quindi impara ad interpretare il ruolo che ci viene assegnato, ma impara anche ad aspettarsi e provocare nell’altro certe risposte standard, come un un segno di consenso e/o dissenso, segno che comunque rientra all’interno del comportamento complementare tipico che ci si può ragionevolmente aspettare dal nostro interlocutore:

“il segno di domanda (demand cue) che consiste nel tendere la mano induce il partner potenziale a tendere anche lui la sua per significare la sua accettazione, il che rende possibile la stretta di mano” (Devereux, 1967, pag 398).

Nel relazionarsi con persone provenienti da altre culture è importante cercare di interagire rispettando questi schemi comportamentali e relazionali, molte interazioni terapeutiche con pazienti non occidentali decadono proprio perché al momento della conoscenza e dell’aggancio terapeutico l’osservatore, non conoscendo sufficientemente bene le norme interattive dell’altra cultura, mette in atto comportamenti non adeguati che “bruciano” il contatto.

“Quando la risposta attesa a un segno domanda (eliciting cue) non arriva, forse perché il segno non viene compreso, può seguirne una estrema confusione, e persino delle vere e proprie reazioni di panico. Caso 377.- Il funzionario e etnografo francese Odend’hal fu ucciso per aver rifiutato il cibo che gli veniva offerto da alcuni contadini moȉ, che consideravano quel gesto come un atto (rituale) di amicizia che avrebbe dovuto provocare l’atto amichevole complementare (anch’esso di natura rituale) dell’accettazione” (Devereux, 1967, pag 399).

 

La teoria dei ruoli complementari. L’esempio del ricercatore ucciso

Il ricercatore Odend’hal quindi non attenendosi al comportamento complementare che ci si aspettava da lui finì col trasmettere involontariamente un messaggio di ostilità (intesa come non accettazione dell’amicizia dei Moi), cosa che spinse il villaggio a reagire con un contro-segnale minaccioso, ossia l’uccisione del ricercatore.

 

La teoria dei ruoli complementari. L’importanza del prendere consapevolezza

Anche qui è importante sottolineare che non possiamo liberarci da questi giochi di ruoli complementari e funzioni, ma possiamo in compenso prenderne coscienza ed usarli consapevolmente per perseguire i nostri scopi terapeutici, esattamente come avviene in ogni normale relazione terapeutica, che si organizza intorno ai ruoli determinati dal transfert del paziente, che va poi a provocare il contro-transfert del terapeuta. Nessun clinico può trascendere il transfert ed il gioco fantasmatico che il paziente costruisce intorno a lui (“il mio terapeuta ricorda mio padre, mia madre, il mio datore di lavoro, ecc…), nessun terapeuta può sperare di guarire un paziente senza considerare e sfruttare tali elementi transferali, la cui risoluzione molte volte coincide con la fine dell’analisi stessa.

 

BIBLIOGRAFIA

George Devereux, Dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento, 1967, Bibliotheca Biographica

Helen Deutsch, Processi occulti durante la Psicoanalisi, 1926, (in: Devereux, 1953a)

 

Sull'Autore

Adriano Legacci

Titolare del Centro di Psicologia e Psicoterapia Dr. Legacci Padova.
Fondatore dell'Associazione Umaniversitas Academy , Corsi per Manager e Leader.
Cofondatore dell'Associazione Gli Argonauti, Psicoanalisi e Società.

Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave in qualità di psicoterapeuta.

Tiene corsi e seminari di crescita personale e professionale per manager e dirigenti d'azienda.

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