Etnopsichiatria

Gli oggetti feticci nella clinica di Tobie Nathan

Gli oggetti feticci nella clinica di Tobie Nathan
Scritto da Adriano Legacci

Gli oggetti feticci nella clinica di Tobie Nathan

Nel precedente articolo abbiamo discusso dei confini del Sé nelle diverse culture extra-europee, e della presenza nelle stesse di oggetti feticci carichi di un significato magico e/o simbolico non sempre comprensibile per noi europei. In questa sede vogliamo sviluppare ulteriormente tale argomento, mostrando come sia proprio questa diversa concezione degli oggetti a dare vita alle pratiche dei voodo, dei talismani, dei feticci, elementi che tante volte ritornano nelle varie situazioni cliniche raccontate da Tobie Nathan.

 

Oggetti Feticci. L’influenza sulla vita degli uomini

Gli oggetti feticci riescono ad influenzare la vita degli uomini perché implicitamente vi è la convinzione che anche gli uomini siano tali, in questo articolo intendiamo per oggetto un manufatto complesso ottenuto dall’assemblaggio di più elementi. In Congo per esempio, così come in molti altri paesi africani, l’oggetto per eccellenza è il feticcio, che può essere una semplice barra di ferro conficcata per terra, oppure una raffinata statuetta, che comunque risponde sempre al primo criterio del feticcio, ossia quello di essere un agglomerato:

“L’esempio migliore potrebbe essere il monticello di terra sul quale sono stati versati, con il passare degli anni, il sangue degli animali sacrificati, il gin, il vino di palma, la birra e le bibite offerte, sostanze diverse di origine umana e vegetale, ma anche parole, pronunciate ogni giorno…L’esito della consultazione, cioè il fatto che si è portato il feticcio a pronunciarsi su un problema umano, è espresso dai congolesi con l’enunciato seguente: “Noi sappiamo che voi altri non credete a questo genere di cose, ma il feticcio ha parlato!”” (Nathan, 2003, pag 111).

Assistiamo quindi ad un ribaltamento reciproco, dove gli uomini diventano manufatti ed gli oggetti feticci diventano umani, in tal senso la terapia per essere efficace deve entrare il questa logica, e portare un “rispetto umano” al feticcio. Secondo Nathan, il vantaggio di questa speculazione, messa tecnicamente in atto, è che se gli uomini sono degli oggetti-manufatti terrorizzati dalla parola di un feticcio, allora nel curarli il terapeuta potrebbe arrivare ad avvalersi dell’aiuto di un “professionista competente”, capace di fabbricare altri oggetti feticci: questo nuovo manufatto avrà poi il potere, con la sua parola benefica, di annullare quella terrorizzante lanciata in un primo tempo dal primo feticcio, “in fondo, si tratterà di giocare un oggetto tecnico contro un altro” (Devereux, 2003, pag 112).

 

Oggetti Feticci. Il rischio delle tecniche

D’altro canto l’utilizzo di queste tecniche (commissionate a un apposito sciamano e mai fatte direttamente dal terapeuta) possono rivelarsi rischiose se non vengono ben gestite, vi è in tal senso il rischio di giocare col fuoco, e lo stesso terapeuta che si avventura in questi universi viene al tempo stesso sospettato di essere uno stregone, un fabbricante di oggetti di distruzione. Situazione simile è quella dei Talismani musulmani, Talsama (parola araba da cui deriva Talismano) significa “fabbricazione”, “composizione”, anche in questo caso quindi ci troviamo di fronte ad un assemblaggio.

Nel caso del Talismano il fabbricante iscrive in un pezzo di carta (il cui inchiostro, pergamena, ecc..diventano a loro volta elementi simbolici importanti) i nomi dei demoni e degli angeli invocati, le parole pronunciate durante la fabbricazione, ed altre informazioni su tale atto. Il fabbricante, essendo in contatto diretto con i propri ginn (demoni), riesce a trasmetterne la potenza terapeutica dando alla persona sofferente tale talismano. Una volta scritto tale foglietto, esso viene racchiuso in un involucro, i cui materiali contengono a propria volta profondi significati e simboli. Tale involucro ed insieme non può venir disfatto, il talismano diventa una sorta di essere vivente che agisce con intelligenza. Viene data grande importanza anche all’operazione di chiusura dell’amuleto, così come il foglietto sacro viene legato al suo involucro, allo stesso modo la persona viene legata (allegoricamente) al talismano in grado di proteggerlo. Quel che colpisce in questo caso è che l’essenza della cura risiede nel nome dei demoni, i nomi scritti sono un oggetto materiale capace di agire concretamente sull’anima (o psiche, almeno per noi) del sofferente.

 

Oggetti Feticci. L’importanza del nome

Nella cultura araba e prima ancora semitica la parola scritta, il nome, ha un’importanza centrale, vi è la convinzione che l’uomo stesso sia uno scritto, un assemblaggio di nomi, la cui forza è legata al nome (in fin dei conti sconosciuto) di Allah. Sia gli arabi che gli ebrei infatti non conoscono il nome di Dio (si può dire che il nome di dio è il loro “Mistero della Fede”), ed è proprio da questo profondo nome non conosciuto che deriva la vita e la forza. Anche qui vediamo come la cura di un paziente musulmano sia legata alla conoscenza di questi aspetti culturali e religiosi molto significativi, un terapeuta che non conoscesse l’importanza del Nome rischierebbe molto ad utilizzarlo senza consapevolezza e criterio.

 

Oggetti Feticci. BIBLIOGRAFIA

Tobie Nathan, Non siamo soli al Mondo, 2003, Bollati Boringhieri

 

Sull'Autore

Adriano Legacci

Titolare del Centro di Psicologia e Psicoterapia Dr. Legacci Padova.
Fondatore dell'Associazione Umaniversitas Academy , Corsi per Manager e Leader.
Cofondatore dell'Associazione Gli Argonauti, Psicoanalisi e Società.

Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave in qualità di psicoterapeuta.

Tiene corsi e seminari di crescita personale e professionale per manager e dirigenti d'azienda.

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