Etnopsichiatria

La Reciprocità di George Devereux: Epistemologia dell’Etnopsichiatria

La Reciprocità di George Devereux
Scritto da Adriano Legacci

La Reciprocità di George Devereux: Epistemologia dell’etnopsichiatria

Nel suo libro “Dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento” del 1967 l’antropologo e psicoanalista franco-ungherese George Devereux presenta gli assiomi epistemologici su cui si svilupperà in seguito l’approccio etnopsichiatrico.

Uno dei principali è quello della Reciprocità tra osservatore e soggetto, ossia la convinzione che l’osservatore quando studia un’altra persona lo fa con specifici schemi e tecniche di rilevazione che vanno ad influenzare tale campo di osservazione. Questo vuol dire che quando un soggetto si sente osservato dal ricercatore si rende conto (consciamente e/o inconsciamente) che l’altro lo sta osservando e studiando, ed emette delle risposte determinate anche da tale consapevolezza, ossia delle risposte “falsate” dal campo di ricerca, risposte che probabilmente non avrebbe dato in una normale relazione umana svincolata da da tali scopi.

Ciò va a sua volta a cambiare l’assetto mentale dell’osservatore, in un processo di mutua influenza che bisogna tenere in considerazione nel leggere i risultati finali delle ricerche e strutturare poi il proprio intervento. L’osservazione scientifica quindi provoca e struttura dei fatti, che vanno letti ricordandosi sempre di tale componente di deformazione; il metodo osservativo è molto meno obbiettivo di quanto si possa credere:

“Questo metodo di sperimentazione concorda con il principio di Poincaré che “il metodo è la scelta dei fatti”. Si tratta soltanto di mettersi d’accordo su ciò che si considera rilevante in un dato contesto” (George Devereux, 1967, pag 77).

 

George Devereux e il Controtransfert

Queste considerazioni da un punto di vista clinico portano George Devereux ad interessarsi prima di tutto al controtransfert; il ricercatore o il clinico possono osservare l’altro solo osservando se stessi, di cui c’è sempre qualcosa che sfugge e che non si sa. Essi non vogliono percepire se stessi, vi è sempre qualcosa che sfugge, e ciò provoca angoscia e dolore. Ma è solo tramite l’analisi di questa angoscia e di ciò che non si sa che è possibile costruire una conoscenza obbiettiva nelle scienze del comportamento. Come dice George Devereux

“lo studio scientifico dell’uomo: 1. è reso difficile dall’angoscia che sempre sorge nel rapporto che si instaura tra osservatore e soggetto sperimentale; 2. ciò implica necessariamente un’analisi della natura e del luogo della demarcazione tra i due;……5. La comunicazione inconscia risveglia l’angoscia, e quindi provoca reazioni controtransferali 6. che distorcono la percezione e l’interpretazione dei dati, e 7. producono resistenze di tipo controtransferale……8. Poiché l’esistenza stessa dell’osservatore in quanto tale, la sua attività osservativa sempre accompagnata da angoscia (anche nell’auto-osservazione) provoca distorsioni che sono logicamente, e non solo tecnicamente, ineliminabili; 9. ogni efficiente metodologia delle scienze del comportamento deve considerare queste perturbazioni nella percezione e nell’interpretazione come i dati più caratteristici e significativi della ricerca, e deve inoltre 10. proporsi di usare la soggettività inerente in ogni osservazione come la “via reale” verso una autentica, e non fittizia, obbiettività;” (George Devereux, 1967, pag27-28).

Inutile dire che quando queste deformazioni sono ignorate o camuffate da difese controtransferali si vanno a creare delle fonti di errori incontrollabili.

Se le scienze del comportamento presentano un maggior coefficiente di complessità e difficoltà è anche perché l’affettività umana è più implicata nello studio di se stessa e degli altri esseri umani, rispetto a quanto lo sia nello studiare oggetti materiali, caso in cui il numero di variabili è piuttosto ridotto e di facile quantificazione, mentre il comportamento umano può essere compreso solo attraverso un gran numero di variabili.

Secondo George Devereux nel caso della fisica l’osservazione è di tipo unidirezionale, mentre nel caso delle scienze del comportamento la caratteristica principale è la simmetria fra osservatore ed osservato:

“l’Uomo osserva il Ratto, ma anche il Ratto osserva l’Uomo…La contro-osservazione dell’osservatore, supposta indesiderabile, da parte dell’animale sottoposto ad esperimento, può infatti “impedire” l’ottenimento dei risultati “obbiettivi”, desiderati” (George Devereux, 1967, pag 64).

 

Casi clinici di George Devereux

La forza delle argomentazioni di Devereux deriva anche dall’aver saputo presentare in maniera molto pertinente molti esempi clinici e antropologici (chiamati entrambi “casi”) inerenti alle varie tesi discusse, questo per esempio è il caso 13, che si trova nella sezione del libro dedicato alla reciprocità fra osservatore ed osservato:

“Una ragazza scelse (inconsciamente) come suo primo analista un uomo che aveva un vistoso difetto fisico simile a quello di suo padre. Poiché la sua analisi non faceva progressi, scelse successivamente un altro psicoanalista. Nel corso di questa seconda analisi, divenne faticosamente evidente che, agli inizi della sua prima terapia, essa aveva raggiunto una qualche consapevolezza, almeno pre-conscia, del fatto di aver scelto il suo primo analista a causa del suo difetto fisico. Il suo mancato miglioramento era dovuto alla mancata interpretazione, da parte dell’analista, di questa sua consapevolezza latente. È difficile evitare la conclusione che il primo analista non formulò tempestivamente questa interpretazione perché non ammetteva di fronte a se stesso che la sua infermità reale influenzava il transfert…in realtà, la consapevolezza del proprio valore di stimolo ordinario o massimo) rende spesso capaci di valutare precisamente le reazioni transferali dei propri pazienti” (Devereux, 1967, pag 74).

 

BIBLIOGRAFIA

George Devereux, Dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento, 1967, Bibliotheca Biographica

Sull'Autore

Adriano Legacci

Titolare del Centro di Psicologia e Psicoterapia Dr. Legacci Padova.
Fondatore dell'Associazione Umaniversitas Academy , Corsi per Manager e Leader.
Cofondatore dell'Associazione Gli Argonauti, Psicoanalisi e Società.

Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave in qualità di psicoterapeuta.

Tiene corsi e seminari di crescita personale e professionale per manager e dirigenti d'azienda.

2 Commenti

  • Buonasera. Leggo con interesse i suoi articoli di etnopsicoanalisi che trovo utile nel mio lavoro in un CPA per MSNA. Vorrei specializzarmi in etnopsichiatria. Potrebbe suggerirmi delle scuole dove poter svolgere un master, a suo parere, valide per approfondire le mie conoscenze.
    In attesa di una sua risposta la saluto cordialmente
    Alessandro

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